Il fantasma di chernobyl

Dedichiamo le prime righe di questo nuovo articolo per ringraziare di cuore Roberto per la sua recente donazione, in ogni angolo del pianeta stiamo vivendo tempi difficili, ma é proprio in questo particolare tipo di situazioni che nascono le idee migliori, l’appoggio dei nostri lettori é il carburante che ci permette di andare avanti!

26/04/1986 (chernobyl, Ucraina) – 12/03/2011 Fukushima, Giappone).

Le date sopracitate sono entrate a far parte della memoria collettiva mondiale.
25 anni dopo Chernobyl - succede a Fukushima
La prima data, il 26 di Aprile del 1986, ci riporta indietro nel tempo per ricordare la catastrofe nucleare di Chernobyl, in cui il reattore numero quattro della centrale, situato nella cittá di Pripyat (Ucraina), a 18 km dalla cittá di Chernobyl e a 16 km dalla frontiera tra Ucraina e Bielorussia, esplose a seguito di vari errori commessi durante un esperimento, condotto con l’intenzione di risparmiare energia ed aumentare la sicurezza del reattore.

Su Wikipedia possiamo trovare informazioni molto dettagliate:  Il Disastro di Černobyl

Secondo Yuli Andreyev, Chernobyl continua ad essere assediata da veritá nascoste. Andreyev fu il vice-direttore di Spetsatom, l’ organismo sovietico di lotta contro gli incidenti nucleari e conosce a fondo l’Agenzia Internazionale dell’ Energía Atomica (AIEA).

Secondo l’ingegnere russo, il disastro di Chernobyl non fu frutto di errori umani, ma di un chiaro difetto di disegno dei reattori RMBK, risultato di una cattiva economia condotta dall’Unione Sovietica.
Per risparmiare, infatti , si decise di economizzare sul materiale impiegato per la costruzione della centrale e di alimentare i reattori con uranio relativamente poco arricchito, essendo il processo di arricchimento di questo elemento particolarmente costoso.

L’esplosione di Chernobyl provocó la perdita di 6,7 tonnellate di materiale radioattivo nell’atmosfera e il deposito di isotopi radioattivi sui 150mila km quadrati d’Europa attraverso la famosa nube radioattiva che viaggió per la maggior parte del continente europeo, spostandosi dapprima verso il mar Baltico e poi verso l’Europa centrale.

Anche se dopo 36 ore fu fatta evacuare l’ignara cittadina di Pripyak, a 3 km dalla centrale, non ci si rese conto da subito della gravitá dell’accaduto, tanto che, la prova iniziale di un rilascio di materiale radioattivo consistente a Chernobyl, non venne dalle autorità sovietiche, ma dalla Svezia, dove il 27 aprile furono trovate particelle radioattive negli abiti dei lavoratori dello stabilimento di Forsmark (a circa 1.100 km della centrale di Chernobyl).
Non avendo riscontrato nessuna fuga radioattiva, l’elevato livello di radioattivitá registrata suggerí che da qualche parte c’era stato un incidente.
60 ore dopo il disastro, ancora non era stata riportata alcuna notizia ufficiale fuori dall’Unione Sovietica. Fu la Svezia a dare il segnale d’allarme.

Mentre Gorbachov cercava ancora di riunire informazioni sulla situazione, i satelliti spia americani ed europei si orientarono verso la Russia e scoprirono la rovina della pianta nucleare ucraniana.
Uno degli errori piú gravi commesso dall’allora governo russo fu quello di attuare come se non fosse successo niente.
Sei giorni dopo il disastro, nonostante le radiazioni superassero di varie migliaia di unitá il livello normale, le autoritá incitarono a celebrare la festivitá del primo di Maggio anche in zone dove si sapeva fossero presenti alti livelli di contaminazione.
Per non creare allarme e non destare sospetti all’estero, i leaders locali del partito comunista ordinarono agli abitanti di Chernobyl, Kiev e di altre cittadine relativamente vicine alla centrale di prendere parte alla sfilata civile del primo Maggio (ricordata oggi come la “sfilata della morte“).

Le foto ufficiali della celebrazione avvenuta in luoghi pubblici scomparvero dagli archivi nazionali d’Ucraina.
Cherbitsky, il primo segretario del partito comunista ucraino, accusato di non aver cancellato la sfilata e di aver occultato a Mosca la gravitá dell’incidente nelle prime ore dell’accaduto, si suicidó nel 1989, un giorno prima di dover rendere pubblico il ruolo che rivestí nell’insabbiamento del disastro di Chernobyl.

Il reattore, nel frattempo, continuava a bruciare e si decise di coprirlo gettando borse piene di sabbia e acido borico per tentare di neutralizzare la radiazione.
Ma una volta tappato il reattore, il magma radioattivo avrebbe potuto creare delle infiltrazioni nel blocco di cemento sottostante e si cominció a temere che questo potesse entrare in contatto con l’acqua pompata dai pompieri durante le prime ore del disastro, che nel frattempo si era andata a depositare proprio sotto il blocco di cemento.
Se il magma fosse entrato in contatto con l’acqua ci sarebbe stata una seconda esplosione nucleare ancora piú devastante della prima.
Si chiamarono i massimi esperti del paese in tema di energia nucleare e si concluse che l’esplosione sarebbe potuta essere cosí poderosa, da rendere l’Europa completamente inabitabile.
Per evitare un secondo disastro nucleare, la commissione di stato a Mosca decise di inviare una squadra di pompieri per drenare l’acqua al di sotto del reattore. Piú tardi questi pompieri saranno dichiarati eroi nazionali, ma soffriranno per tutta la vita di disturbi causati dalle radiazioni.

Come ulteriore misura di prevenzione, si gettarono all’interno del reattore barre di piombo per far scendere la temperatura. Durante questa operazione, 600 piloti furono seriamente contaminati a causa delle radiazioni e morirono tutti.
Per evitare che il magma continuasse a filtrare (al di sotto del reattore si trovava l’acquedotto che riforniva d’acqua tutto il paese) si inizió ad organizzare una nuova operazione riunendo 10.000 minatori con lo scopo di scavare una galleria che portasse fino sotto al reattore, in modo da installare un sistema di refrigerazione che avrebbe dovuto evitare ulteriori esplosioni.
I minatori non furono informati del pericolo a cui andavano incontro. Si stima che un quarto di questi valorosi uomini morí prima di compiere i 40 anni, si tratta del sacrificio di circa 2500 vite umane che non viene menzionato in nessuna statistica ufficiale.

Dopo l’incidente, si inizió un processo di decontaminazione, in cui 600 mila persone denominate liquidatori (100 mila soldati e 500mila civili) pulirono le zone contaminate, ammazzando animali come cani e gatti, per evitare che trasportassero particelle radioattive attraverso il pelo ed evacuando le ultime zone, abbattendo case e sotterrandole.

Il sarcofago della centrale nucleare di Chernobyl si stá corrodendo provocando fughe radioattive

Intorno al reattore si costruí un sarcofago di acciaio e cemento.

Ancora oggi, nonostante i vari studi realizzati sugli effetti causati dall’incidente, non si conosce con certezza e affidabilitá l’impatto di questo disastro in termini di salute umana (incremento di casi di cancro, leucemie infantili, cataratte, deformazioni, danni al DNA, ecc…), di contaminazione della flora, della fauna e della biodiversitá.

Nonostante i migliaia di aborti prodotti nei mesi dopo il disastro e le deformazioni verificatesi in molti bambini, non esiste uno studio ufficiale sulle mutazioni al genoma umano derivate da Chernobyl.

Ancora oggi é in atto una grande controversia sul numero delle vittime mortali causate dall’incidente.
Quello che risulta chiaro riguardo al disastro di Chernobyl é che resta ancora molto lavoro da fare.
Il piú immediato riguarda sicuramente la costruzione di un nuovo sarcofago d’acciaio, giacché quello vecchio, costruito subito dopo l’incidente, per nascondere la minaccia di 200 tonnellate di materiale radioattivo, si é degradato nel corso del tempo per effetto delle radiazioni, del calore e della corrosione causata dai residui nucleari.
Oggi ci troviamo di fronte al grave rischio di collasso della struttura, che potrebbe avere conseguenze drammatiche per la popolazione e l’ambiente circostante. Stiamo ancora riscattando il danno ambientale di 25 anni fa e non abbiamo neanche la certezza di riuscirci nei tempi previsti, visto che ancora non sono stati raccimolati i soldi necessari per costruire la nuova protezione.
Un quarto di secolo dopo l’incidente, la zona devastada in Ucraina continua ad avere bisogno di importanti investimenti per contenere il rischio di contaminazione.
É importante sapere che la ricostruzione del nuovo sarcofago é stata stimata intorno ai 740 milioni di euro, ma solo 550 milioni sono stati riuniti finora dai paesi donanti.
Il termine del progetto di ricostruzione, inizialmente stabilito per il 2008, é stato rimandato al 2015 insieme alla costruzione di un magazzino per i residui radioattivi nascosti nel primo sarcofago.
Il costo totale di entrambi i progetti sale a 1750 milioni di euro.

Malformazioni causate dal disastro nucleare di Chernobyl

Subito dopo l’incidente di Chernobyl, l’incidenza dei tumori maligni tra i bambini è cresciuta del 46,7% e purtroppo, dopo quella data, ha continuato ad aumentare fino al 68,7% come rilevato dai dati analizzati nel 2001 .
Il governo può passare ai malati e alle loro famiglie solo il 30% delle spese mediche che devono sopportare.

25 anni dopo, la storia si ripete in Giappone, dove il 12 marzo 2011 la centrale nucleare di Fukushima subisce un’esplosione provocata dal terremoto a Sendai e dall’immediato tsunami che in seguito ha colpito la costa nord-est dell’isola nipponica.

Nei giorni successivi si sono verificate ulteriori esplosioni che hanno causato l’espulsione nell’atmosfera di particelle radioattive, costringendo le autorità a delimitare una zona di sicurezza di 10 km, che è stata poi prorogata a 30 km (Greenpeace ha segnalato livelli di radiazione in un raggio di 40/60 km, ma spesso viene ignorata dalle autoritá locali).

Dalle notizie piú recenti si puó apprendere quanto le radiazioni abbiano superato i limiti legali di contaminazione nell’acqua potabile di Tokyo, a Taiwan sono stati esaminati alimenti radioattivi provenienti dal Giappone, si é verificata una fuga radioattiva di iodio e di cesio nel mare, lo iodio ha una vita attiva di otto giorni, il cesio 137, invece, tarda piú di 30 anni a semidisintegrarsi.

Queste sono solo alcune delle prove concrete di come l’industria nucleare possa provocare dei danni medioambientali tali da coinvolgere l’intera umanitá presente e futura (soprattutto futura), danni che non restano circoscritti alla zona colpita e che si ripercuotono nella catena alimentare.

In seguito alla fuga radioattiva, il 4 aprile 2011, Tepco, la compagnia elettrica di Tokio che gestisce la centrale nucleare, ha deciso di scaricare in mare circa dieci mila tonnellate di acqua radioattiva accumulata di “basso livello” e un totale di 1.500 tonnellate di acqua radioattiva del sottosuolo stoccata nei pozzi di drenaggio. L’obiettivo é stato quello di liberare spazio nei depositi per immagazzinare altra acqua piú contaminata (si parla di altre 60 mila tonnellate).
Secondo Tepco, l’impatto di questo provvedimento provocherebbe la scarica di una dose radioattiva pari a 0,6 mSv, che, “casualmente”, coincide con la dose radioattiva annua consentita alla quale gli adulti sono esposti per natura.
Per non parlare della fuga nell’atmosfera del mix di uranio e plutonio conosciuto come MOX, un tipo di combustibile molto pericoloso utilizzato unicamente nel reattore 3 della centrale di Fukushima. Tale combustibile é fornito dalla compagnia francese AREVA che lo stava sperimentando in due centrali giapponesi.

Giá nel 2001 Greenpeace segnaló che l’uso del Mox doveva essere evitato a causa dell’alto rischio che comporta e che non doveva essere inviato alla centrale di Fukushima poiché i reattori convenzionali non erano preparati all’impiego di questo combustibile. Dal 2002, inoltre, la Tepco avrebbe falsificato i controlli di qualitá. Il Mox, che infatti, produrrebbe maggior rendimento energetico, avrebbe dimostrato la sua instabilitá e la difficoltá di controllo dovuta all’interazione di due reazioni, quella del plutonio e quella dell’uranio. Ricordiamo che si conoscono 15 isotopi differenti di plutonio e che tra questi il plutonio 239 (trovato in una mostra raccolta a Marzo) impiega 24 mila anni per disintegrarsi.

L’11 aprile del 2011 l’incidente di Fukushima viene elevato al livello sette della scala INES, la scala degli incidenti nucleari.
25 anni dopo Chernobyl quindi, ci ritroviamo ad un livello 7 della scala INES in Giappone, il livello massimo contemplato da questa scala di valori.

Il Giappone non é l’Ucraina della Russia totalitaria sprovvista di una cultura della sicurezza. Il Giappone é il paese della tecnologia, del treno proiettile da 320km/h, dei grattacieli che ondeggiano, anziché crollare, in caso di terremoto, eppure, dopo piú di due mesi dall’incidente di Fukushima Dai-ichi, anche se non se ne parla piú, si staziona ancora ad un livello di allarme molto elevato.

Secondo le ultime informazioni rilasciate da TEPCO e dall’Agenzia di Sicurezza Nucleare del Giappone, il recipiente a pressione e la recinzione di contenimento del reattore 1 “sarebbero danneggiati”, lo stato dei recipienti dei reattori 2 e 3 è “sconosciuto”, la recinzione di confinamento del reattore 2 “è probabilmente danneggiata e anche qui ci sono probabili fughe di materiale radioattivo”.

Il prossimo 12 e 13 di Giugno 2011 per dire ADDIO AL NUCLEARE, al referendum devi votare SI.

Per concludere vi proponiamo 4 interessanti documentari in streaming, 2 in italiano e 2 in spagnolo, per approfondire ulteriormente le nostre conoscenze riguardo al pericolo rappresentato dalle centrali nucleari e alla nascita di fonti rinnovabili che potrebbero sostituirle in breve tempo.

El desastre de Chernobyl - il disastro di Chernobyl

Nucleare pattumiera di stato

Energia nucleare e fonti rinnovabili

Chernobil 25 anni dopo - Chernobyl 25 años despues

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